The english game è una miniserie Netflix, realizzata dai creatori di Downton Abbey, e incentrata sulle origini del calcio moderno. I protagonisti sono Fergus Suter (K.Guthrie), talentuoso calciatore che viene comprato dalla squadra della classe operaia Darwen e Arthur Kinnaird (E.Holcroft) capitano della squadra di aristocratici Old Etonians.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare l'elemento sportivo non è poi così predominante: non mancano infatti storyline legate ad altri personaggi della serie, in particolare le vicende legate alla moglie di Kinnaird. E il problema principale della miniserie risiede proprio in questo: sembra quasi che abbiano avuto paura di concentrarsi troppo sull'aspetto calcistico per timore di alienarsi una parte di pubblico ma la verità è che le parti sportive sono le migliori e i personaggi sono più sfaccettati proprio quando si rapportano allo sport. Io avrei concentrato l'attenzione solo sul calcio, anziché perdersi in disordini operai (che poi sono poco approfonditi) e bambini illegittimi (onestamente tutta la parte con la moglie di Kinnaird e l'istituto Cartwright è alquanto noiosa e sconnessa dal resto).
Rimane nel complesso una serie godibile e che si guarda in fretta, complice anche le sole 6 puntate, però dà comunque la sensazione di un'opportunità sprecata.
Ciao, sono Daniela, appassionata di cinema e serie tv. Qui trovate le mie recensioni
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sabato 4 aprile 2020
martedì 18 febbraio 2020
Le terrificanti avventure di Sabrina- stagione 3
La seconda stagione de Le terrificanti avventure di Sabrina mi era piaciuta davvero tanto e il finale prometteva una terza parte interessante. Purtroppo però questa terza stagione mi ha davvero delusa tanto. Intanto nel complesso l'ho trovata abbastanza noiosa, tant'è che ho faticato non poco a finirla mentre la seconda l'avevo davvero divorata in breve.
Il problema principale della serie sta in Sabrina, ed è un guaio quando è la tua protagonista la cosa peggiore: anziché fare passi in avanti e crescere, ho trovato in Sabrina una decisa involuzione; è sempre stata un personaggio interessato al suo tornaconto che non ragiona troppo sulle conseguenze delle proprie azioni ma in questa stagione mi è sembrata particolarmente egoista e anche nel finale nonostante tutto quello che è accaduto nella stagione prende una decisione stupida e azzardata che avrà sicuramente ripercussioni poco piacevoli.
Anche la storia tra Sabrina e Nick è stata scritta decisamente male: credevo che il salvarlo dagli inferi sarebbe stato un tema della stagione e invece è stato liberato in 1-2 puntate con Sabrina che non riesce minimamente ad aiutarlo a superare il trauma della possessione del Signore Oscuro e lui incapace di parlarne con lei. Se gli sceneggiatori puntano a farli stare insieme in futuro ci sarà da lavorare.
Lo scontro con Caliban poi è stato abbastanza noioso dato che lui non è stato un cattivo neanche lontanamente interessante o approfondito, sembrava che l'unica cosa che contasse fosse il suo essere figo.
Anche i pagani che sono sembrati inarrestabili per 6-7 puntate sono stati sconfitti banalmente.
Ci sono comunque stati degli elementi interessanti in questa stagione: su tutti il percorso di evoluzione di zia Zelda, vera MVP di questa terza parte, interessante sia il suo tentativo di gestire l'accademia e guidare la congrega, sia il suo abbracciare Hecate nel finale; la sua potenziale relazione con Mama Marie sembre promettere cose interessanti per la quarta stagione. Ambrose è un altro personaggio ben sviluppato e uno dei pochi a usare il cervello; spero che continui ad essere molto presente. Theo e Robin sono altre note positive della stagione: la loro relazione è stata dolce. Roz ed Harvey invece un po' anonimi a sto giro.
Non perdo la speranza che nella quarta stagione possa risollevarsi ma bisognerà lavorare non poco sulla sceneggiatura.
Il problema principale della serie sta in Sabrina, ed è un guaio quando è la tua protagonista la cosa peggiore: anziché fare passi in avanti e crescere, ho trovato in Sabrina una decisa involuzione; è sempre stata un personaggio interessato al suo tornaconto che non ragiona troppo sulle conseguenze delle proprie azioni ma in questa stagione mi è sembrata particolarmente egoista e anche nel finale nonostante tutto quello che è accaduto nella stagione prende una decisione stupida e azzardata che avrà sicuramente ripercussioni poco piacevoli.
Anche la storia tra Sabrina e Nick è stata scritta decisamente male: credevo che il salvarlo dagli inferi sarebbe stato un tema della stagione e invece è stato liberato in 1-2 puntate con Sabrina che non riesce minimamente ad aiutarlo a superare il trauma della possessione del Signore Oscuro e lui incapace di parlarne con lei. Se gli sceneggiatori puntano a farli stare insieme in futuro ci sarà da lavorare.
Lo scontro con Caliban poi è stato abbastanza noioso dato che lui non è stato un cattivo neanche lontanamente interessante o approfondito, sembrava che l'unica cosa che contasse fosse il suo essere figo.
Anche i pagani che sono sembrati inarrestabili per 6-7 puntate sono stati sconfitti banalmente.
Ci sono comunque stati degli elementi interessanti in questa stagione: su tutti il percorso di evoluzione di zia Zelda, vera MVP di questa terza parte, interessante sia il suo tentativo di gestire l'accademia e guidare la congrega, sia il suo abbracciare Hecate nel finale; la sua potenziale relazione con Mama Marie sembre promettere cose interessanti per la quarta stagione. Ambrose è un altro personaggio ben sviluppato e uno dei pochi a usare il cervello; spero che continui ad essere molto presente. Theo e Robin sono altre note positive della stagione: la loro relazione è stata dolce. Roz ed Harvey invece un po' anonimi a sto giro.
Non perdo la speranza che nella quarta stagione possa risollevarsi ma bisognerà lavorare non poco sulla sceneggiatura.
martedì 10 dicembre 2019
The Crown-stagione 3
Quando si realizza una serie di successo non è mai facile mantenere alto il livello a mano a mano che passano le stagione. Ancora più difficile se, come nel caso della terza stagione di The Crown, viene cambiato l'intero cast. La serie Netflix non ha però deluso le aspettative e ha mantenuto la sua qualità anche in questa stagione. La qualità del nuovo cast ha senz'altro contribuito: e se era facile prevedere che la Colman o la Bonham Carter si sarebbero mostrate all'altezza, la vera sorpresa della stagione è stata Josh O'Connor. Il principe Carlo, interpretato appunto da O'Connor, si è dimostrato un'ottima aggiunta e le puntate che lo hanno visto protagonista sono state tra le migliori della stagione, assieme a quella sulla miniera. Chi lo avrebbe detto che Carlo sarebbe diventato uno dei personaggi migliori! L'unico passaggio a vuoto per me è stata la puntata sullo sbarco sulla luna: se da un lato ha permesso a Tobias Menzies di mostrare le sue qualità, dall'altro mi è sembrata troppo lunga e poco entusiasmante.
Niente da dire poi come anche per le precedenti due stagioni su regia, scenografia e costumi, sempre impeccabili. Non vedo l'ora di vedere la quarta, con l'arrivo di Diana, che dovrebbe garantire che Josh O'Connor continuerà ad avere molto spazio, e con la comparsa della Tatcher.
domenica 1 dicembre 2019
The Irishman
Tre ore e mezza di film nelle mani di un regista meno capace di Scorsese risulterebbero pesantissime e invece scorrono via senza intoppi. Una storia di mafia come solo Scorsese sa raccontare con dei mostri sacri della recitazione che interpretano personaggi realmente esistiti per un film che copre 30 anni di vita e di storia.
De Niro, il protagonista principale del film, interpreta l'irlandese del titolo, Frank Sheeran, sicario di mafia. Tra le parti centrali del film ci sono il suo rapporto con il capo e amico Russell Bufalino (Joe Pesci) e il sindacalista Jimmy Hoffa (Al Pacino).
Il film è girato in maniera magistrale e la narrazione, che fa avanti e indietro tra diversi piani temporali, è ben gestita: la non linearità del racconto aiuta a mantenere viva l'attenzione. Tre grandi attori danno il meglio di sè ma se proprio si volesse fare un confronto tra i tre direi che Al Pacino esce come vincitore e spero che ci sia spazio per lui nell'imminente stagione dei premi. Oltre ai tre citati c'è anche il resto del cast che non sfigura affatto ed è formato da ottimi caratteristi come Harvey Keitel e Ray Romano.
Se vi piace l'argomento trattato vi consiglio di non perdervelo.
De Niro, il protagonista principale del film, interpreta l'irlandese del titolo, Frank Sheeran, sicario di mafia. Tra le parti centrali del film ci sono il suo rapporto con il capo e amico Russell Bufalino (Joe Pesci) e il sindacalista Jimmy Hoffa (Al Pacino).
Il film è girato in maniera magistrale e la narrazione, che fa avanti e indietro tra diversi piani temporali, è ben gestita: la non linearità del racconto aiuta a mantenere viva l'attenzione. Tre grandi attori danno il meglio di sè ma se proprio si volesse fare un confronto tra i tre direi che Al Pacino esce come vincitore e spero che ci sia spazio per lui nell'imminente stagione dei premi. Oltre ai tre citati c'è anche il resto del cast che non sfigura affatto ed è formato da ottimi caratteristi come Harvey Keitel e Ray Romano.
Se vi piace l'argomento trattato vi consiglio di non perdervelo.
giovedì 21 novembre 2019
Klaus
Vi siete mai chiesti come sia nata la leggenda di Babbo Natale? Netflix ha deciso di rispondere a questa domanda con il film d'animazione Klaus, in italiano doppiato dalle voci di Marco Mengoni e Francesco Pannofino. Il film è una produzione spagnola e il regista ha lavorato a classici Disney come Tarzan e Il gobbo di Notre Dame.
Jesper, un postino, viene inviato dal padre, per punizione, nel villaggio di Smeerensburg, con l'obiettivo di smistare 6000 lettere; peccato che nel paese nessuno scriva ed invii posta. Jesper, per un caso fortuito, ha l'idea di far scrivere ai bambini delle lettere al giocattolaio Klaus che invierà loro dei giocattoli.
Il film è molto carino e decisamente adatto allo spirito natalizio: non ci sono grossi elementi di sorpresa ed il suo svolgimento è abbastanza prevedibile ma rimane una visione molto piacevole e io personalmente mi sono anche commossa nel finale. L'animazione è ben fatta, il doppiaggio italiano è affidato a professionisti del mestiere, con l'eccezione di Mengoni che presta la voce al protagonista Jesper ma devo dire che rispetto al Re Leone dove non mi aveva convinta del tutto qui se la cava.
Jesper, un postino, viene inviato dal padre, per punizione, nel villaggio di Smeerensburg, con l'obiettivo di smistare 6000 lettere; peccato che nel paese nessuno scriva ed invii posta. Jesper, per un caso fortuito, ha l'idea di far scrivere ai bambini delle lettere al giocattolaio Klaus che invierà loro dei giocattoli.
Il film è molto carino e decisamente adatto allo spirito natalizio: non ci sono grossi elementi di sorpresa ed il suo svolgimento è abbastanza prevedibile ma rimane una visione molto piacevole e io personalmente mi sono anche commossa nel finale. L'animazione è ben fatta, il doppiaggio italiano è affidato a professionisti del mestiere, con l'eccezione di Mengoni che presta la voce al protagonista Jesper ma devo dire che rispetto al Re Leone dove non mi aveva convinta del tutto qui se la cava.
giovedì 7 novembre 2019
Il re
Il re (The king) è un film originale Netflix che trae ispirazione dalle opere di Shakesperare su re Enrico V d'Inghilterra (T.Chalamet): in particolare il film su focalizza sulla sua ascesa al trono e lo scontro contro il delfino di Francia (R.Pattinson).
Tecnicamente è fatto molto bene e ho trovato il cast azzeccato in particolare Chalamet su cui il film si regge quasi interamente. Mi è piaciuto come abbiano bilanciato le scene di battaglia a momenti di maggior caratterizzazione psicologica dei personaggi, in particolare certi dialoghi sul potere e il regnare sono interessanti e rendono il film diverso dal solito film in costume dove i personaggi non fanno altro che comabttere. Volendo fare un confronto tra film Netflix di analogo argomento, Il re risulta migliore di Outlaw King, che pure non mi era dispiaciuto.
Per me il film è ampiamente promosso e ne consiglio la visione.
Tecnicamente è fatto molto bene e ho trovato il cast azzeccato in particolare Chalamet su cui il film si regge quasi interamente. Mi è piaciuto come abbiano bilanciato le scene di battaglia a momenti di maggior caratterizzazione psicologica dei personaggi, in particolare certi dialoghi sul potere e il regnare sono interessanti e rendono il film diverso dal solito film in costume dove i personaggi non fanno altro che comabttere. Volendo fare un confronto tra film Netflix di analogo argomento, Il re risulta migliore di Outlaw King, che pure non mi era dispiaciuto.
Per me il film è ampiamente promosso e ne consiglio la visione.
giovedì 24 ottobre 2019
Panama papers
Panama Papers è un film, tratto da un libro, ispirato all'omonima vicenda che ha portato alla pubblicazione di documenti riservati dello studio Mossack Fonseca su società offshore. Il film è raccontato in prima persona da i due avvocati dello studio interpretati rispettivamente da Gary Oldman e Antonio Banderas. Il loro racconto segue le vicende di vari personaggi la cui vita si intreccia con lo studio: spicca tra tutti Helen, interpretata da Meryl Streep.
Il film nonostante la trama possa far pensare a un'opera cupa o seria è in realtà una commedia, che spiega molto bene la vicenda delle società offshore. Il cast è davvero ottimo, anche se non mi è piaciuto il doppiaggio del personaggio di Oldman, ed è il punto di forza del film.
Nel complesso per quanto il film sia godibile, ho trovato che fosse poco coeso, con troppi personaggi appena abbozzati: le parti migliori indubbiamente sono quelle con il trio Oldman, Streep e Banderas.
Steven Soderbergh ha fatto di meglio anche se comunque non è un brutto film.
Il film nonostante la trama possa far pensare a un'opera cupa o seria è in realtà una commedia, che spiega molto bene la vicenda delle società offshore. Il cast è davvero ottimo, anche se non mi è piaciuto il doppiaggio del personaggio di Oldman, ed è il punto di forza del film.
Nel complesso per quanto il film sia godibile, ho trovato che fosse poco coeso, con troppi personaggi appena abbozzati: le parti migliori indubbiamente sono quelle con il trio Oldman, Streep e Banderas.
Steven Soderbergh ha fatto di meglio anche se comunque non è un brutto film.
martedì 1 ottobre 2019
Unbelievable
Unbelievable è una miniserie Netflix basata su un fatto realmente accaduto: la giovane Marie (K.Dever) viene stuprata ma la polizia non crede alla sua storia. L'azione si divide principalmente in due filoni narrativi: la vicenda di Marie ambientata nel 2008 e un'indagine su una serie di stupri avvenuta nel 2011 e coordinata dalle detective Rasmussen (T.Collette) e Duval (M.Wever).
Otto puntate che raccontano le vicende in modo accattivante e che tengono lo spettatore incollato allo schermo. La vicenda, nonostante il tema trattato, non è mai eccessivamente violento ma si concentra sulle conseguenza per le vittime, non c'è nessuna morbosità e non ha bisogno di chissà che scene forti per scioccare lo spettatore. Sia la regia che la sceneggiatura sono ottime nel creare un'empatia dello spettatore: non si può non soffrire assieme a Marie per tutto quello che le capita e non si può non essere frustrati come le due detective quando l'indagine stenta a decollare.
Il fulcro della narrazione sono indubbiamente le interpretazione di tre attrici fantastiche: Kaitlyn Dever, Toni Collette e Merritt Dever. La prima riesce a dare una vulnerabilità incredibile al personaggio di Marie, le altre due ti fanno venir voglia di seguire altre mille indagini condotte da loro. Anche il resto del cast è ottimo.
Tra le cose che mi sono più piaciute ci sono il modo in cui vengono rappresentate le vittime e come reagiscono alle violenze senza che si dia mai l'impressione che le si stia giudicando in base a come reagiscono ma anche quello in cui vengono mostrate le persone intorno a loro che commettono errori come ad esempio uno dei detective che non crede a Marie: sarebbe stato facile mostrarlo come chissà che mostro o bidimensionale mentre invece è un personaggio a tutto tondo.
Si sente che, trattandosi di un fatto realmente accaduto, c'è molto rispetto per l'intera vicenda e questo fa sì che i personaggi risultino veri.
Una miniserie che consiglio davvero di non perdersi.
Otto puntate che raccontano le vicende in modo accattivante e che tengono lo spettatore incollato allo schermo. La vicenda, nonostante il tema trattato, non è mai eccessivamente violento ma si concentra sulle conseguenza per le vittime, non c'è nessuna morbosità e non ha bisogno di chissà che scene forti per scioccare lo spettatore. Sia la regia che la sceneggiatura sono ottime nel creare un'empatia dello spettatore: non si può non soffrire assieme a Marie per tutto quello che le capita e non si può non essere frustrati come le due detective quando l'indagine stenta a decollare.
Il fulcro della narrazione sono indubbiamente le interpretazione di tre attrici fantastiche: Kaitlyn Dever, Toni Collette e Merritt Dever. La prima riesce a dare una vulnerabilità incredibile al personaggio di Marie, le altre due ti fanno venir voglia di seguire altre mille indagini condotte da loro. Anche il resto del cast è ottimo.
Tra le cose che mi sono più piaciute ci sono il modo in cui vengono rappresentate le vittime e come reagiscono alle violenze senza che si dia mai l'impressione che le si stia giudicando in base a come reagiscono ma anche quello in cui vengono mostrate le persone intorno a loro che commettono errori come ad esempio uno dei detective che non crede a Marie: sarebbe stato facile mostrarlo come chissà che mostro o bidimensionale mentre invece è un personaggio a tutto tondo.
Si sente che, trattandosi di un fatto realmente accaduto, c'è molto rispetto per l'intera vicenda e questo fa sì che i personaggi risultino veri.
Una miniserie che consiglio davvero di non perdersi.
martedì 16 aprile 2019
The perfect date
Noah Centineo è il nuovo idolo delle teen comedy e Netflix ha deciso di sfruttarlo il più possibile. Dopo Tutte le volte che ho detto ti amo e Sierra Burgess eccolo di nuovo protagonista di una commedia romantica. L'idea di partenza del film poteva anche essere carina: Brooks (N.Centineo) si offre di accompagnare Celia (L.Marano) ad un ballo scolastico in cambio di soldi, da lì ha l'idea di creare una app che permetta alle ragazze di affittarlo come accompagnatore in cambio di un pagamento. Con quei soldi vuole pagarsi il college.
Il problema principale del film è che ci fa vedere poco o nulla di questi appuntamenti: un montaggio dei vari look sfoggiati ma poco altro. E il potenziale comico che poteva nascere da queste scene è totalmente perso. Il film si concentra invece sul suo rapporto con Celia e finisce per essere una banale commedia romantica dove sai già come andrà a finire dopo 5 minuti. I personaggi poi sono appena abbozzati e quasi per niente approfonditi, con un po' di eccezione con Celia: totalmente insipidi sia l'amico gay di Brooks che Shelby, la ragazza per cui Brooks ha una cotta, anche se non si capisce perché, salvo poi accorgersi di Celia.
Da guardare se volete qualcosa di poco impegnativo e vi piace Noah Centineo.
Il problema principale del film è che ci fa vedere poco o nulla di questi appuntamenti: un montaggio dei vari look sfoggiati ma poco altro. E il potenziale comico che poteva nascere da queste scene è totalmente perso. Il film si concentra invece sul suo rapporto con Celia e finisce per essere una banale commedia romantica dove sai già come andrà a finire dopo 5 minuti. I personaggi poi sono appena abbozzati e quasi per niente approfonditi, con un po' di eccezione con Celia: totalmente insipidi sia l'amico gay di Brooks che Shelby, la ragazza per cui Brooks ha una cotta, anche se non si capisce perché, salvo poi accorgersi di Celia.
Da guardare se volete qualcosa di poco impegnativo e vi piace Noah Centineo.
venerdì 18 gennaio 2019
Roma
L'ultimo film di Alfonso Cuarón è girato in bianco e nero, è ambientato nel quartiere Roma di Città del Messico, da qui il titolo del film. Non capitano grandi cose nel film: più che altro segue la vita quotidiana della domestica Cleo (Y.Aparicio) e della famiglia presso cui lavora. Solo verso la fine la narrazione è un po' più movimentata. La storia copre un arco temporale di quasi un anno ed è un film dove prevalgono nettamente i personaggi femminili e i pochi maschili presenti non fanno una gran figura: il regista ha dichiarato di essersi ispirato alla sua infanzia e devo dire che l'amore verso le donne che hanno fatto parte della sua vita si avverte.
Il film non è stato doppiato e ho apprezzato molto questa scelta: permette di calarsi maggiormente nella trama. Roma sta raccogliendo un bel po' di premi e riconoscimenti: credo che l'Oscar alla regia sia cosa praticamente fatta e sarebbe anche meritato; su altri premi tipo miglior film avrei invece dei dubbi: non è un brutto film ma credo che in questa stagione ci siano stati film più meritevoli.
Il film non è stato doppiato e ho apprezzato molto questa scelta: permette di calarsi maggiormente nella trama. Roma sta raccogliendo un bel po' di premi e riconoscimenti: credo che l'Oscar alla regia sia cosa praticamente fatta e sarebbe anche meritato; su altri premi tipo miglior film avrei invece dei dubbi: non è un brutto film ma credo che in questa stagione ci siano stati film più meritevoli.
lunedì 17 dicembre 2018
Le terrificanti avventure di Sabrina-speciale natalizio
In attesa della nuova stagione che partirà ad aprile, Netflix ci regala un'episodio extra di Le terrificanti avventure di Sabrina, ambientato durante le festività natalizie.
La puntata non è un episodio a sé stante ma riprende da dove si era interrotta la prima stagione: Zelda ha sempre con sé la figlia del sommo stregone, Sabrina e Harvey si sono lasciati e i suoi amici sanno la verità su di lei. L'episodio è molto piacevole e scorrevole senza avere il tono troppo sdolcinato che hanno molti film o episodi natalizi. Anzi qui ci sono demoni e spiriti poco amichevoli. Per vederlo è essenziale aver seguito tutta la stagione altrimenti non ci si capisce molto. Interessante vedere come le Spellman festeggino Yule e soprattutto Sabrina sembra sempre più a suo agio nell'usare i suoi poteri. La storia ha fatto anche alcuni importanti passi in avanti che sarà interessante vedere come verranno sviluppati negli episodi in onda dal 5 aprile.
La puntata non è un episodio a sé stante ma riprende da dove si era interrotta la prima stagione: Zelda ha sempre con sé la figlia del sommo stregone, Sabrina e Harvey si sono lasciati e i suoi amici sanno la verità su di lei. L'episodio è molto piacevole e scorrevole senza avere il tono troppo sdolcinato che hanno molti film o episodi natalizi. Anzi qui ci sono demoni e spiriti poco amichevoli. Per vederlo è essenziale aver seguito tutta la stagione altrimenti non ci si capisce molto. Interessante vedere come le Spellman festeggino Yule e soprattutto Sabrina sembra sempre più a suo agio nell'usare i suoi poteri. La storia ha fatto anche alcuni importanti passi in avanti che sarà interessante vedere come verranno sviluppati negli episodi in onda dal 5 aprile.
lunedì 26 novembre 2018
La ballata di Buster Scruggs
La ballata di Buster Scruggs, ultimo film dei fratelli Coen, è disponibile su Netflix. Presentato all'ultima mostra dei cinema di Venezia ha meritatamente vinto il premio per la sceneggiatura.
È un film a episodi: 6 storie con cast e personaggi diversi, il cui unico legame è l'ambientazione western. Il tono poi varia da storia a storia: si passa dal musical a toni decisamente più cupi. Sono presenti di fatto tutti gli elementi tipici della frontiera americana: il pistolero, il cercatore d'oro, le carovane, ecc.
Si tratta di un film diverso dal solito e alcune storie sono più interessanti di altre: io ho preferito in particolare la prima, che dà anche il titolo al film, se non altro per il fatto di essere praticamente un musical con protagonista un pistolero, una scelta spiazzante, e quella con Zoe Kazan, ambientata in una carovana in viaggio verso l'Oregon.
Mi è piaciuta anche la scelta di collegare le varie storie partendo da un libro (mi ha ricordato i vecchi cartoni della Disney).
Il cast è davvero ottimo, così come regia e sceneggiatura. Diciamo che il tono non è sempre allegro, quindi se cercate un film che vi tiri su il morale evitate.
È un film a episodi: 6 storie con cast e personaggi diversi, il cui unico legame è l'ambientazione western. Il tono poi varia da storia a storia: si passa dal musical a toni decisamente più cupi. Sono presenti di fatto tutti gli elementi tipici della frontiera americana: il pistolero, il cercatore d'oro, le carovane, ecc.
Si tratta di un film diverso dal solito e alcune storie sono più interessanti di altre: io ho preferito in particolare la prima, che dà anche il titolo al film, se non altro per il fatto di essere praticamente un musical con protagonista un pistolero, una scelta spiazzante, e quella con Zoe Kazan, ambientata in una carovana in viaggio verso l'Oregon.
Mi è piaciuta anche la scelta di collegare le varie storie partendo da un libro (mi ha ricordato i vecchi cartoni della Disney).
Il cast è davvero ottimo, così come regia e sceneggiatura. Diciamo che il tono non è sempre allegro, quindi se cercate un film che vi tiri su il morale evitate.
domenica 11 novembre 2018
Outlaw King-il re fuorilegge
Outlaw King è un film originale di Netflix: narra le vicende di Robert I (C.Pine), re di Scozia che combatte contro gli inglesi per il controllo della sua terra. Si colloca, storicamente, dopo quanto narrato in Braveheart, tant'è che William Wallace viene nominato più volte nel corso del film.
Il regista di Hell or high water torna qui a lavorare con Chris Pine e anche questa volta il risultato è positivo. Il film è adrenalico, scorre veloce e ci sono scene di battaglie ben girate, in particolare quella finale. Non mancano comunque scene più domestiche e di approfondimento dei personagggi: non è solo un film di battaglie e combattimenti.
Spesso in film di questo tipo il protagonista viene mostrato come uomo integerrimo dalla parte del giusto mentre i suoi nemici sono tutti brutti e cattivi, ho apprezzato invece il fatto che qui Robert non sia esattamente senza colpe anche se ovviamente i suoi nemici sono rappresentati negativamente. Ottimi sia fotografia che regia. Nel complesso direi tra i migliori originali Netflix che abbia visto.
venerdì 2 novembre 2018
Le terrificanti avventure di Sabrina
Serie originale Netflix degli stessi creatori di Riverdale, di cui condivide l'universo: la cittadina infatti viene nominata più volte anche se al momento non è previsto un crossover tra i due (tenderei a dire per fortuna). Considerata un remake della serie Sabrina vita da strega degli anni '90, in realtà le due serie hanno poche cose in comune se non i personaggi. L'atmosfera di Sabrina di Netflix infatti vira un po' di più verso l'horror, pur senza esagerare, si tratta pur sempre di un teen drama.
La serie comincia con Sabrina (K.Shipka) che si prepara ad affrontare il suo oscuro battesimo grazie al quale diventerà una strega a tutti gli effetti. La ragazza però è divisa tra il mondo magico e quello degli umani con il quale ha profondi legami grazie al fidanzato Harvey (R.Lynch), le amiche Susie e Rosalind e al fatto che la madre non fosse una strega.
La serie è godibile, in particolare con il passare delle puntate dopo un avvio un po' lento nella prima. E il finale ti fa venir voglia di avere subito una seconda stagione. Nel complesso il cast mi sembra molto azzeccato, in particolare zia Zelda, una magnifica Miranda Otto e la signora Wardell, interpretata da Michelle Gomez che ruba la scena ogni volta che compare. In generale direi che è decisamente meglio di Riverdale: anche qui si tratta di un teen drama ma senza il livello di trash che raggiunge Riverdale; Sabrina è una protagonista meno irritante e stupida di Archie, anche se ogni tanto una leggera irritazione la provoca. Tecnicamente è fatta molto bene.
La serie comincia con Sabrina (K.Shipka) che si prepara ad affrontare il suo oscuro battesimo grazie al quale diventerà una strega a tutti gli effetti. La ragazza però è divisa tra il mondo magico e quello degli umani con il quale ha profondi legami grazie al fidanzato Harvey (R.Lynch), le amiche Susie e Rosalind e al fatto che la madre non fosse una strega.
La serie è godibile, in particolare con il passare delle puntate dopo un avvio un po' lento nella prima. E il finale ti fa venir voglia di avere subito una seconda stagione. Nel complesso il cast mi sembra molto azzeccato, in particolare zia Zelda, una magnifica Miranda Otto e la signora Wardell, interpretata da Michelle Gomez che ruba la scena ogni volta che compare. In generale direi che è decisamente meglio di Riverdale: anche qui si tratta di un teen drama ma senza il livello di trash che raggiunge Riverdale; Sabrina è una protagonista meno irritante e stupida di Archie, anche se ogni tanto una leggera irritazione la provoca. Tecnicamente è fatta molto bene.
sabato 20 ottobre 2018
Hill house
Premessa: non sono una grande amante del genere horror, quindi quando ho deciso di guardare Hill House era più per curiosità e per il bel cast. Devo dire che ho fatto bene a decidere di dare una possibilità a questa serie perché merita davvero. L'ho guardata tutta d'un fiato perché veramente avvincente, soprattutto nei primi episodi quando la vicenda è ancora poco chiara e ti ritrovi a formulare teorie su cosa possa essere accaduto: notevole poi il colpo di scena alla fine della quinta puntata.
La serie si concentra sulla famiglia Crain dividendosi tra presente e passato: le loro vicende si alternano a flshback del periodo in cui vivevano a Hill House. E ogni puntata ti dà un tassello in più su quanto accaduto nella casa.
Uno dei motivi che mi hanno fatto apprezzare molto la serie è il fatto che non è così spaventosa, o almeno io non l'ho trovata tale ma è la voglia di svelare il mistero a farti continuare a guardare puntate. Quindi anche chi non è un grande amante del genere può sicuramente apprezzare la serie; anche però chi ama l'horror credo che troverà abbastanza elementi soprannaturali da amarla. L'ho trovata ben scritta e diretta e il cast è veramente azzeccato. Una serie Netflix da non perdere.
La serie si concentra sulla famiglia Crain dividendosi tra presente e passato: le loro vicende si alternano a flshback del periodo in cui vivevano a Hill House. E ogni puntata ti dà un tassello in più su quanto accaduto nella casa.
Uno dei motivi che mi hanno fatto apprezzare molto la serie è il fatto che non è così spaventosa, o almeno io non l'ho trovata tale ma è la voglia di svelare il mistero a farti continuare a guardare puntate. Quindi anche chi non è un grande amante del genere può sicuramente apprezzare la serie; anche però chi ama l'horror credo che troverà abbastanza elementi soprannaturali da amarla. L'ho trovata ben scritta e diretta e il cast è veramente azzeccato. Una serie Netflix da non perdere.
giovedì 6 settembre 2018
Tutte le volte che ho scritto ti amo
Amanti delle commedie romantiche, Tutte le volte che ho scritto ti amo è il film perfetto per voi. Lara Jean (L.Condor) ogni volta che ha una cotta per un ragazzo gli scrive una lettera che però poi non spedisce, ma un giorno tutti i ragazzi a cui ha scritto ricevono la sua lettera. Per evitare di affrontare uno dei ragazzi, Josh, che è l'ex di sua sorella, finge di avere una relazione con Peter (N.Centineo), un altro dei destinatari delle lettere.
Il film è una commedia romantica assolutamente deliziosa e parecchio divertente. Uno dei punti di forza è sicuramente la chimica tra i due attori, Noah Centineo e Lana Condor, assolutamente perfetti nei panni di Peter e Lara Jean. I loro personaggi sono ben approfonditi e vanno oltre al classico stereotipo del bello della scuola e della ragazza invisibile. Il cliché del finto fidanzamento è un classico delle rom-com ma non toglie nulla al divertimento dello spettatore, anche se è prevedibile come la storia andrà a finire.
Non è solo la storia d'amore a farla da padrone però, infatti viene dato spazio anche al rapporto tra sorelle e in misura minore a quello padre-figlia: tra le scene più carine ci sono quelle con John Corbett, che interpreta il padre di Lara Jean.
Sinceramente una delle commedie romantiche migliori che abbia visto negli ultimi anni.
Il film è una commedia romantica assolutamente deliziosa e parecchio divertente. Uno dei punti di forza è sicuramente la chimica tra i due attori, Noah Centineo e Lana Condor, assolutamente perfetti nei panni di Peter e Lara Jean. I loro personaggi sono ben approfonditi e vanno oltre al classico stereotipo del bello della scuola e della ragazza invisibile. Il cliché del finto fidanzamento è un classico delle rom-com ma non toglie nulla al divertimento dello spettatore, anche se è prevedibile come la storia andrà a finire.
Non è solo la storia d'amore a farla da padrone però, infatti viene dato spazio anche al rapporto tra sorelle e in misura minore a quello padre-figlia: tra le scene più carine ci sono quelle con John Corbett, che interpreta il padre di Lara Jean.
Sinceramente una delle commedie romantiche migliori che abbia visto negli ultimi anni.
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